Spunti e considerazioni sul mercato azionario più volatile di tutti

Lug 23, 2021 | Educational e approfondimenti vari

In questa rubrica che va ad analizzare i vari mercati azionari nazionali, la scorsa volta ci eravamo concentrati sul mercato meno volatile di tutti, ossia il mercato svizzero; qualora ti fossi perso l’ approfondimento, ti invito a consultarlo a tale link. Oggi invece ci soffermeremo al contrario sul mercato più volatile in assoluto, che dalle mie analisi risulta essere quello brasiliano, più precisamente l’ indice MSCI Brazil, che riflette la performance dei più grandi e liquidi titoli brasiliani.

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Come al solito, i fattori che portano tale indice ad essere più volatile degli altri vanno ricercati nella sua composizione: esso è infatti formato da 54 titoli, con i primi 10 che pesano per quasi un 60% del totale; il primo titolo per importanza, ossia il gruppo minerario Vale S.A., attivo nella produzione di minerale di ferro, di cui è il maggior produttore ed il maggior esportatore al mondo, da solo pesa per un 20% sull’indice MSCI Brazil. Tra le altre posizioni che assumono un certo rilievo possiamo citare poi le varie Petrobras, compagnia petrolifera il cui maggior azionista è il governo brasiliano, i finanziari Itau Unibanco e Banco Bradesco, rispettivamente prima e seconda banca più grande del Brasile e AmBev, il più grande produttore di birra del Sudamerica.
Guardando l’indice nella sua interezza, risalta una sua forte componente value e una spiccata ciclicità, per via della ponderazione settoriale sbilanciata verso la componente materie prime e finanza: a tal proposito i 3 settori che comandano sono: materiali di base, finanza ed energia.
Si tratta di un indice fortemente aggressivo come struttura: è vero che è praticamente privo di titoli tecnologici, ma anche altri settori tipicamente difensivi quali salute ed utilities qua sono ridotti al lumicino.

Abbiamo un mercato azionario quindi molto legato alla dinamica delle materie prime e dei titoli finanziari, entrambi non hanno brillato negli ultimi anni, questo spiega l’andamento deludente di questo mercato, ben lontano dai massimi del 2008.

Tuttavia la zavorra di questo mercato viene anche dalla valuta, dal momento che un investimento in un indice quale l’MSCI Brazil è espresso in Real brasiliani, stiamo parlando di una valuta emergente e decisamente volatile, le cui dinamiche riflettono le condizioni di instabilità registrate in questo territorio a livello sociale, politico ed economico. Certamente l’andamento del Real non è stato soddisfacente (per usare un eufemismo), per riscontrare ciò è sufficiente prendere un grafico di lungo termine del cambio Eur/Brl.

Contrariamente a quanto accaduto negli ultimi anni, ritengo però che un contesto di incremento generalizzato delle materie prime e un ritorno degli acquisti sulla componente value e ciclica come quello degli ultimi mesi, possa ridare smalto sia all’ indice che alla valuta brasiliana.

Delineato il contesto introduttivo, vediamo sul lato pratico come può un investitore sfruttare queste informazioni nella propria operatività.

Personalmente rimango sempre dell’idea che mercati specifici come quello brasiliano vanno approcciati all’interno della componente satellite di portafoglio; detto ciò, ci possono essere varie strategie attuabili, su diversi strumenti.

Partiamo dall’ investitore che si avvalga di un approccio discrezionale (anche per una porzione minoritaria di portafoglio, ad esempio un 5% o un 10%), esso può privilegiare un indice del genere in un momento in cui prospetta una fase di rotazione settoriale verso i titoli più ciclici e/o una dinamica favorevole alle commodities (ad esempio un ciclo al rialzo), con l’obiettivo di fare meglio di un generico benchmark di riferimento.

Immaginiamo invece un investitore che opera in maniera sistematica, esso potrebbe realizzare un portafoglio (ad esempio di Etf) che tra un paniere predefinito di asset investibili si posizioni su quelli che presentano la maggiore forza relativa; se l’investitore in questione è molto propenso al rischio, per la parte azionaria può selezionare i mercati nazionali che risultano più volatili, tra cui quello brasiliano, e concentrarsi essenzialmente su quelli.

Ancora, al limite è possibile lavorare questo mercato tramite un piano d’accumulo, l’importante è che sia dedicata una cifra coerente con il proprio profilo di investitore, dal momento che parliamo di un mercato di nicchia, mentre sconsiglierei a chi lavora con logiche statiche di inserire nella parte azionaria di portafoglio una porzione d’ investimento dedicata al mercato brasiliano, poiché a fronte dell’innalzamento della volatilità non è una scelta che storicamente ha premiato in termini di rapporto rendimento/rischio.

Abbiamo capito che in determinati casi è possibile valutare un’esposizione al mercato azionario brasiliano, ma attraverso quale strumento possiamo coprire tale investimento?

Per esporsi al mercato azionario brasiliano una soluzione comoda è quella di andare su Etf: sul mercato italiano ce ne sono attualmente 5. Per quanto mi riguarda vanno più che bene questi 2 prodotti: il primo è a distribuzione dei proventi mentre il secondo è ad accumulo:

iShares MSCI Brazil UCITS ETF (Dist)
ISIN IE00B0M63516, Ticker IBZL
Xtrackers MSCI Brazil UCITS ETF
ISIN LU0292109344, Ticker XMBR
L’unico neo è che la liquidità in determinati momenti (come questo) non è il massimo, ciò può minare l’efficienza di quelle strategie maggiormente attive, in conseguenza a spread più elevati.

Tuttavia per investire in mercati tendenzialmente inefficienti come quello brasiliano si può guardare anche ai fondi comuni d’investimento, dove qualcosa di buono si trova, ad esempio

DWS Brazilian Equities LC
ISIN: LU0616856935
Per quanto riguarda l’esposizione tramite Etf e fondi d’ investimento sconsiglio di prendere in considerazione prodotti incentrati sui BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) in virtù del fatto che il Brasile ha un peso minoritario all’ interno.
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