Le strategie degli hedge funds: Market Neutral

Apr 23, 2021 | Educational e approfondimenti vari

L’approccio market neutral è un sottoinsieme della più nota variante long/short, il quale ha un certo seguito nel panorama degli hedge funds. In altre parole la strategia market neutral rappresenta l’estremità della strategia long/short. Di quest’ultima avevo parlato in questo precedente articolo che ti consiglio di consultare qualora te lo fossi perso: Le strategie degli hedge funds: Long/Short Equity

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L’operatività market neutral cerca di coprire interamente il rischio di mercato andando contemporaneamente long su un titolo e short su un altro dello stesso settore o fortemente correlato (esempio elementare per agevolare la comprensione). Per avere assoluta neutralità verso il mercato, le 2 posizioni devono avere gli stessi controvalori investiti in modo da bilanciarsi perfettamente.

In questo modo il gestore non si preoccupa più dell’andamento del mercato (se al rialzo o al ribasso), ma sta di fatto scommettendo sul fatto che la sua posizione lunga sovraperformerà la posizione corta (salirà di più o scenderà di meno). Un hedge fund market neutral si pone quindi l’obiettivo di guadagnare in ogni condizione di mercato.

Queste strategie dipendono dall’abilità del gestore di fare stock picking e sono tra quelle che hanno le più basse correlazioni, persino con le altre strategie alternative, sono a tal proposito molto utili per decorrelare un portafoglio.

I rendimenti di questo tipo di approccio possono variare sensibilmente rispetto a quelli del mercato (ad esempio dell’ S&P 500 o dell’ MSCI World).

Le strategie market neutral sono molto varie e ci sono più modi per realizzarle, da questo punto di vista ogni fondo usa una metodologia proprietaria per metterle in atto.

Tra gli approcci market neutral possiamo distinguere in particolare 2 tipi:

Arbitraggio fondamentale: in questo caso gli investitori market neutral si concentrano sull’ uso dell’ analisi fondamentale per capire se una società può sovraperformare ad esempio un’altra dello stesso settore; ad esempio se un gestore dopo aver analizzato la salute finanziaria di Coca Cola, i concorrenti, le condizioni di mercato e così via, ritiene che essa sia in grado di dare meglio di Pepsi, esso potrà comprare Coca Cola e vendere Pepsi per lo stesso controvalore.

Arbitraggio statistico: in questo caso gli hedge funds si avvalgono di algoritmi/modelli quantitativi per sfruttare potenziali disallineamenti di prezzo fra 2 titoli che si presume verranno riassorbiti. Si tratta di strategie mean reverting sulle correlazioni; ad esempio se Pepsi e Coca Cola hanno un coefficiente di correlazione vicino a 1, ossia tendono a muoversi nello stesso modo, nel caso in cui questa correlazione viene meno, perché ad esempio Coca Cola scende e Pepsi sale, il gestore tenderà ad acquistare il titolo rimasto indietro e venderà quello che si è mosso di più al rialzo.

Per cercare di mantenere un beta minimo o pari a zero, tali fondi possono avvalersi di strategie anche complesse e di un’elevata leva finanziaria, il che può amplificare rendimenti e anche rischi di un approccio che sulla carta nasce come meno volatile di altri.

Per via della complessità interna i fondi market neutral possono avere dei costi commissionali maggiori di altri fondi, dati anche dalla maggiore movimentazione di portafoglio. Un portafoglio infatti per rimanere market neutral necessita di aggiustamenti continui, poiché a causa della fluttuazione dei prezzi, il valore delle posizioni long e short cambierà nel tempo.

Se ad esempio un fondo che ha 10 milioni di $ in dotazione investe banalmente per il 50% del patrimonio andando long sul titolo Exxon e il restante 50% andando short su Chevron, il portafoglio sarà inizialmente market neutral. Se dopo un certo periodo di tempo i 2 titoli crescono entrambi del 10%, vuol dire che il gestore ha guadagnato da Exxon 500.000 $ ma ha perso da Chevron esattamente la stessa cifra; a questo punto il patrimonio del fondo è rimasto invariato, ma la neutralità rispetto al mercato non è più rispettata, in quanto i 5 milioni di $ investiti nella parte long sono nel frattempo diventati 5.500.000 , mentre i 5 milioni investiti nella parte short si sono ridimensionati e sono divenuti 4.500.000 $. C’è quindi un 55% long e un 45% short. Per ripristinare l’equilibrio iniziale il gestore dovrebbe ridurre l’esposizione long di 500.000 $ e aumentare quella short dello stesso controvalore. In alternativa, nel caso in cui il fondo avesse della liquidità in portafoglio non investita, potrebbe ribilanciare attingendo da essa, in tal caso farebbe un’unica operazione in cui andrebbe ad aggiungere 1.000.000 $ all’esposizione short.

I ribilanciamenti necessari ed il maggior turnover di portafoglio possono quindi impattare notevolmente di questi fondi. In aggiunta a ciò ci sono le spese di prestito titoli per le azioni che sono vendute allo scoperto. Lo short selling potrebbe inoltre portare altre criticità, nel caso in cui venisse richiamato il prestito titoli, il gestore infatti si troverebbe obbligato a smontare la posizione short e verrebbe meno l’approccio market neutral. Per evitare tale problema o fondi tendono a concentrarsi sui titoli che presentano maggiore liquidità.

Così come le strategie long/short, anche quelle market neutral danno il meglio di sé nel momento in cui le correlazioni fra i titoli diminuiscono e la dispersione tra i rendimenti aumenta.

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