Investire nella biotecnologia: Invesco Nasdaq Biotech ai raggi X

Nov 10, 2021 | Educational e approfondimenti vari

Il termine biotecnologia, usando la definizione redatta dalla Convenzione sulla diversità biologica (GDB), indica qualsiasi applicazione tecnologica che utilizza sistemi biologici, organismi viventi o loro derivati, per realizzare o modificare prodotti o processi per un uso specifico.

In altre parole la biotecnologia rappresenta il punto di contatto tra biologia e tecnologia.

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Esistono diverse branche della biotecnologia (circa 10), identificate nel gergo internazionale con uno dei colori dell’ arcobaleno.

Nell’articolo odierno ci concentreremo sulla red biotechnology, ossia le biotecnologie mediche, farmaceutiche e veterinarie, quella branca della biotecnologia che si occupa ad esempio di scoprire, estrarre, isolare o fabbricare principi attivi, produrre vaccini, sviluppare nuove tecniche di analisi e diagnosi delle malattie e le relative terapie geniche e cellulari da applicarsi sia sull’uomo che su altri animali.

Si tratta di un settore di cui soprattutto ai giorni nostri, stiamo testando l’ importanza, ad esempio attraverso i vaccini e le varie cure volte a combattere il Covid.

Per chi volesse investire in tale tema, presento un Etf potenzialmente molto valido:

Invesco Nasdaq Biotech UCITS ETF
ISIN IE00BQ70R696, Ticker SBIO
Vediamo come sempre di smontare questo Etf pezzo per pezzo, in modo da ricavare dati e informazioni utili alla nostra operatività.

Invesco Nasdaq Biotech è un Etf azionario domiciliato in Irlanda, lanciato sul mercato italiano il 17 settembre 2018, che investe in società di ogni parte del mondo quotate al Nasdaq e attive nel settore della biotecnologia.

Si tratta di uno strumento a replica sintetica (unfunded swap), ad accumulo dei proventi, e caratterizzato da un Ter annuo dello 0,40%.

L’ Etf in questione replica il Nasdaq Biotechnology Index (NBI), un indice composto da società classificate come biotecnologiche e farmaceutiche secondo gli standard ICB. Stiamo parlando di un indice ponderato per la capitalizzazione di mercato, con delle modifiche: nello specifico relativamente ai 5 maggiori componenti c’è un tetto massimo dell’ 8% per ogni partecipazione, mentre per i restanti componenti tale “cap” scende al 4%. Come di consueto, le aziende sottostanti all’ indice devono soddisfare determinati requisiti di capitalizzazione (minimo 200 milioni di $) e di liquidità (volume di scambio medio giornaliero pari a minimo 100.000 azioni). Il ribilanciamento dell’indice avviene trimestralmente (nei mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre), mentre la revisione dello stesso ha luogo una volta all’anno, nel mese di dicembre.

Analizzate le caratteristiche tecniche dell’ indice, vediamo ora di fare qualche altra considerazione.

Vista l’importanza del tema per il miglioramento della salute e dunque delle condizioni di vita di tutti noi, le prospettive future di questo Etf sono indubbiamente interessanti per gli anni a venire. Tuttavia lo stile fortemente growth, che vede protagoniste società frizzanti, tendenzialmente giovani e non troppo strutturate, potrebbe causare movimenti altalenanti, con quotazioni tutt’altro che stabili.

A prova di ciò è opportuno ricordare che l’ indice Nasdaq Biotechnology ha avuto una crescita mostruosa verso la fine degli anni 90, culminata con un rialzo complessivo di circa il 550% in appena un anno e mezzo, tra settembre 1998 e marzo 2000. Dopo lo scoppio della bolla tech però tale indice è collassato, ha avuto infatti un drawdown di oltre il 75% tra il 2000 ed il 2002, con i valori massimi del 2000 che sono stati superati solo nel 2013 (un recovery period di 13 anni dunque).

Recentemente, l’ Etf in questione ha realizzato l’ 11,10% nel corso del 2021 ed un 17,50% nell’ultimo anno.
Il trend di fondo è rialzista, anche se l’Etf dopo i massimi di agosto ha perso un po’ di smalto, ripiegando e dando vita ad una serie di massimi e minimi decrescenti. Al momento sembra ingabbiato tra un’area di supporto posta attorno a 43 e una di resistenza nei pressi di 46.

Per quanto riguarda la composizione interna: a livello settoriale abbiamo la totalità delle partecipazioni riferita al settore sanitario, al cui interno c’è un 65% circa di biotecnologici e un restante 35% di farmaceutici.

Relativamente all’esposizione geografica, aldilà di alcune ADR non Usa ma quotate al Nasdaq (ad esempio Astrazeneca e Sanofi), il fondo è investito per una maggioranza schiacciante su aziende statunitensi.

L’intero portafoglio è composto da 267 titoli, di base una buona diversificazione, anche se la difformità di peso tra le varie partecipazioni fa sì che ad esempio le prime 5 posizioni impattino oltre il 30% sul totale, mentre l’impatto delle prime 10 posizioni si avvicina al 50% del totale. Ciò tende ad amplificare i movimenti dell’ Etf, sia nella buona che nella cattiva sorte. Tra le fonti di volatilità spicca il titolo Moderna.
In definitiva, si tratta di uno strumento che si è comportato bene negli ultimi anni, pur facendo peggio rispetto a indici di riferimento più generici quali MSCI World o S&P 500, che sono stati sovraperformati di recente solo nel 2020, ed è intuitivo capire perché. Tuttavia ritengo che l’ Etf in questione, approcciato con un orizzonte temporale lungo, abbia le carte in regola per fare bene. Ovviamente si tratta di un settoriale piuttosto specifico, perciò occorre tener conto di una volatilità decisamente elevata. Data la struttura del prodotto, la sua concentrazione settoriale e geografica, ritengo sia da lavorare nella parte satellite di portafoglio, ad esempio tramite strategie trend-following o rotazionali, prestandosi bene anche ad un piano d’accumulo.

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